Vino Millesimato: realtà o trovata pubblicitaria?

Vino Millesimato: realtà o trovata pubblicitaria? 25 dicembre 2016

Nelle prossime giornate il consumo di bottiglie di spumanti salirà vertiginosamente, grazie ai brindisi consumati che ci aspettano durante le festività. Dal lussuoso Champagne all’elegante Metodo Classico Italiano, fino al popolare Prosecco, tappi salteranno e bollicine ci solleticheranno il naso facendoci sorridere e festeggiare il nuovo anno.
 
La scelta della bottiglia da portare, per fare bella figura, per godere di un gusto pregiato, per bere in allegria, è quella giusta se dettata dal semplice gusto personale, ma una domanda aleggia nell’aria: meglio un Millesimato oppure no? Ma soprattutto, che significa Millesimato?
 
La Treccani lo definisce come il participio passato del termine francese millésimer, cioè “contrassegnare con il millesimo”. A onor del vero, tantissimi vini sono contrassegnati con il millesimo, cioè l’annata di vendemmia. Infatti, tutti i Doc e Docg italiani hanno indicata in etichetta la data di vendemmia, e non per niente spesso sentiamo pronunciare frasi come: ”quel magnifico Barolo del 1968…”, indicando così una data vendemmiale ben specifica, ma è solo per gli spumanti e soprattutto i metodi classici che il millesimo diventa sinonimo di “prestigioso”.
 
Tutto parte dallo Champagne e/o Metodo Classico. Alla vendemmia di una singola annata particolarmente “importante” per distinguerla viene dedicato il millesimo, in termini di qualità superiore, dalle produzioni che non riportano in etichetta l’indicazione della data di raccolta delle uve.
La produzione di un Millesimato richiede una cura e un’attenzione in più, sia in vigna che in cantina, e questo in parte ne giustifica un prezzo al consumo più alto rispetto ai non Millesimati, come il fatto che viene prodotto in rappresentanza di annate particolarmente fortunate. 
 
Lo Champagne è il frutto del sapiente assemblaggio (cuvée) dei vitigni che lo compongono (Chardonnay, Pinot nero e Pinot Meunier), ma non necessariamente vendemmiati nello stesso anno. Parte della produzione infatti viene messa in attesa di poter essere utilizzata nelle cuvée degli anni successivi, così da poter realizzare un prodotto che mantenga la continuità qualitativa richiesta e peculiare di ogni Maison (termine con cui si indicano le aziende che producono Champagne). 
Tali “masse vinicole” restano in attesa anche per 10 anni in differenti recipienti (vasche in acciaio o cemento, botti di legno, bottiglie da 1,5 litri o più) prima di essere utilizzati e vengono appunto chiamati vini di riserva. Gli Champagne così prodotti saranno definiti Sans Année (senza annata) e rappresentano il 90% della produzione totale della tipologia, tanto da essere definiti i portabandiera delle filosofie produttive delle Maison che rappresentano.
 
Il Millesimato viene prodotto solo in annate eccezionali, quando tutte le uve che compongono la cuvée hanno lo stesso grado qualitativo e solo quell’unica annata può rappresentare la Maison, senza l’aggiunta o “l’aiuto” dei vini di riserva.
È per questo, ad esempio, che annate come la 2001 o la 2010 (non felici per la regione francese) non sono state millesimate, mentre la 2003 sì (ricordate, un’estate caldissima). Inoltre, è bene considerare che, seppur il disciplinare ne consenta la commercializzazione già dopo 36 mesi di rifermentazione in bottiglia sui lieviti, alcune Maison attendono 4-6 o addirittura 10 anni per far uscire le bottiglie, o fanno solo una o due produzioni a decennio, rendendole immediatamente preziose e ricercate.
 
Curiosità: il primo Champagne Millesimato della storia pare sia stato quello della Maison Veuve Clicquot nel 1810.

Per quanto riguarda il Metodo Classico italiano le procedure sono praticamente identiche: cambiano i vitigni delle cuvée (Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco), i mesi di rifermentazione in bottiglia sui lieviti diventano 30, e i disciplinari permettono un massimo del 15% di correzioni con vini di annate precedenti. 
È abitudine per i nostri vignaioli destinare la parte migliore della vendemmia alla creazione del Millesimato come esaltazione di qualità estrema, quella quota che meglio rappresenta la territorialità e che più esprime le caratteristiche dei vitigni ed anche la stagione vinicola. La differenza è che alcuni lo fanno tutti gli anni, altri solo nelle annate veramente eccezionali.
 
Un discorso a parte lo merita il Prosecco Docg: con il metodo di produzione della rifermentazione in autoclave (metodo Charmat-Martinotti) si lavorano uve di singola annata, esaltando sentori caratteristici, piacevolezza e semplicità di approccio. Va da sé che il Prosecco è “sempre” Millesimato, perché prodotto con la Glera (il vitigno del Prosecco), la raccolta di un’unica annata, commercializzato in pochi mesi e per lo più consumato nel giro di pochissimo tempo. 
 
Potrebbe sembrare una forzatura pubblicitaria, ma il disciplinare ammette il millesimo se almeno l’85% del vino è dell’annata di riferimento (come per il Metodo Classico), e così le uve dell’anno, che abbiano in sé le caratteristiche migliori, che siano perfette in tutto e che meglio rappresentino la terra di nascita e la ragion d’essere delle cantine produttrici, possono meritare la distinzione del Millesimato.

E allora la domanda potrà essere quale millennio, o quale anno, ma in fondo per adesso basterà scegliere il vino che più si avvicina al vostro gusto, condividerlo con i vostri cari, e brindare in compagnia. Cin Cin!
 

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