Il vitigno che salta: il Grillo siciliano

Il vitigno che salta: il Grillo siciliano 29 dicembre 2016

Nel nostro giro tra i vitigni italiani saltiamo qua e là lungo la penisola e ci fermiamo nella terra del sole, la Sicilia, dove troviamo un vitigno autoctono dalle intriganti sfaccettature: il Grillo.
 
La sua comparsa in terra sicula è controversa e avvolta nel mistero: pare arrivi dalla vicina Puglia, anche se da studi approfonditi è emerso che sarebbe in realtà nato verso la fine del 1800 grazie a un incrocio tra i locali vitigni isolani: il Cataratto (madre) e lo Zibibbo (conosciuto anche come Moscato d’Alessandria – padre).
La sua comparsa in Sicilia aiuta la viticoltura isolana a riprendersi dalla terribile piaga che è stata la Filossera, che ha portato tanta devastazione vinicola alla fine del 1800.
 
Sin da subito si nota la sua vigoria, e, in pochi decenni, diventa il simbolo della viticoltura siciliana, entrando di diritto nella maggioranza delle Doc Sicilia, con quasi 13 milioni di bottiglie prodotte in circa 7.000 ettari coltivati.
 
Produttori attenti ne sfruttano la versatilità con diverse interpretazioni, mentre i consumatori ne apprezzano la piacevolezza e i profumi, che riprendono in pieno le caratteristiche dei vitigni che lo hanno generato: del Cataratto la freschezza aromatica e gustativa e la particolare sapidità, dello Zibibbo i riflessi dorati, la dolcezza e la gradazione alcolica.
L’insieme è un vitigno molto bello da vedere, dalle belle foglie intere e acini dalla buccia spessa e dorata che rendono i grappoli i riflessi di quella solarità che sull’isola ci accompagna ovunque.  
La polpa è naturalmente dolce e succosa, piacevole già all’assaggio in vigna. La produzione costante ne garantisce qualità e pregio.
 
Il Grillo trasmette quanto di caldo si ritrova in Sicilia: i profumi di terra bruciata dal sole e rinvigorita dal vento del mare, donando ai vini profumi floreali ben definiti e riconoscibili di tiglio e biancospino e di frutti a polpa bianca come la pera, la pesca o la banana. Con maturazioni più lunghe sui lieviti, passaggi in legno o affinamenti protratti nel tempo sviluppa sentori di melone o frutta tropicale, ricordi di fumé, accenni di mineralità.
 
Si andrà a degustare un vino piacevole, complesso ma allo stesso tempo da tutto pasto, ben equilibrato tra freschezza e morbidezza, pur rimanendo giustamente sapido e quasi “salino” nel retrogusto. È, incredibilmente, uno dei pochi bianchi che ha la possibilità di lunghi, se non lunghissimi, invecchiamenti, capaci di accrescere le sue sfumature sensoriali e gustative.
 
Se il vitigno non cresce al di fuori dai confini siciliani, ben diverso è il discorso delle bottiglie: infatti, si trovano sui mercati nazionali ed esteri, a conferma di una qualità produttiva e gustativa in crescente evoluzione, ed è ormai uno dei vini bianchi siciliani più apprezzati e ricercati.
 
I vini prodotti da uve Grillo sono per lo più della tipologia fermo e secco, e le sue capacità performanti lo rendono compagno d’eccellenza per i tagli di vini bianchi dai profumi complessi ed appaganti.
Se viene assemblato all’Ansonica (meglio conosciuta come Inzolia) nel messinese Mamertino Doc, le note floreali si armonizzano con il fruttato della pera, la macchia mediterranea al gusto ha una piacevole vena acida, e la buona persistenza ben si abbina ai piatti locali di crostacei alla griglia.
 
Ancor meglio si esprime in una delle Doc più conosciute della Sicilia, il Marsala. Nel vino liquoroso italiano più famoso al mondo, il Grillo è fondamentale nel taglio e nella maturazione, grazie alla sua eccezionale capacità di ossidazione (reazione olfattiva alla presenza di ossigeno), la sua potenzialità alcolica e la naturale propensione ai lunghi invecchiamenti.
 
Invece, un bicchiere di Grillo in purezza racconta perfettamente la Sicilia e i suoi caldi profili, gli intriganti profumi che porta il vento: sale, agrumi e erbe aromatiche, paglia secca e pomodori rossi. 
Ecco quindi che in alcune interpretazioni geniali il Grillo diventa il narratore di tradizioni e territorio, ma in veste innovativa e moderna, a simbolo di una Sicilia pronta al balzo verso mercati più esigenti.
Nel Fileno Doc lo troviamo come simbolo di modernità, fresco e giovane, grazie al veloce affinamento in acciaio che lascia “taglienti” i sentori di frutta fresca e di sambuco. Nel SurSur Doc ritroviamo la cultura araba (Sur significa proprio grillo in arabo classico) e il frinire dei grilli nelle campagne estive, grazie ai sentori di fiori di campo ed erba tagliata, presenti sia all’olfatto che in bocca; perfetto con i piatti vegetariani locali o primi di mare. 
 
È sempre spettacolare il Grillo anche in versione spumante, come nel profumatissimo Palmares Brut, prodotto nell’entroterra di Mazara del Vallo, dove la produzione con metodo Charmat (rifermentazione in autoclave) esalta la ricchezza dei sentori varietali del vitigno, rendendo il perlage elegante e regalando un vino profumato e delizioso da gustare come aperitivo in riva al mare, perfetto con spaghetti ai ricci di mare o pesci al forno.
 
Il Grillo è anche portabandiera di lotta: infatti, la cooperativa Libera Terra promuove la coltivazione dei suoli agricoli confiscati alla mafia e nell’entroterra del Belice corleonese, zona di bellezza indescrivibile, viene prodotto il Rocce di Pietra Longa Igt: agricoltura biologica per una produzione di circa 12.000 bottiglie con lunga fermentazione del mosto e successivi 9 mesi in bottiglia sui lieviti.
Ne esce un vino fermo strutturato, di corpo ben definito, dai profumi caldi e suadenti, completo ed equilibrato perfettamente abbinabile non solo con piatti di pesce ma anche con risotti ai funghi o minestre con legumi.
Un sorso di Grillo è come un sorso d’estate, nel freddo inverno un raggio di sole che ci riscalda, godetevi il tepore. Cin Cin!

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