Il Vermentino, un vitigno nomade

Il Vermentino, un vitigno nomade 5 marzo 2017

Esiste un vitigno nomade, che gira nel Mediterraneo, un vitigno a bacca bianca che fa nascere dei vini straordinari: il Vermentino.
 
La storia di ogni vitigno è personale e meravigliosamente unica.
Nonostante gli studi approfonditi, che hanno portato a supporre che il Vermentino provenga dalla Penisola Iberica e si sia trasferito in Francia e Corsica e di lì in Italia, non si ha ancora la certezza che il viaggio sia stato quello e non, piuttosto, quello inverso. Fatto sta che lo troviamo felicemente coltivato in tutto il bacino Mediterraneo, soprattutto nelle località toccate dalle rotte navali dei secoli scorsi.
In Spagna e Portogallo la sua produzione si è notevolmente ridotta, mentre tra le regioni litoranee francesi (Languedoc, Roussilon e Provence) e la Corsica, dove è il vitigno a bacca bianca maggiormente coltivato, la superficie vitata è di circa 800 ettari.
 
Sulla vite il Vermentino presenta foglie grandi, il grappolo conico e spargolo, acini piccoli e tondi dalla buccia di un bel colore giallo dorato e tipiche macchie color ruggine. È un vitigno che ama il mare e le zone costiere, dove il vento lo mantiene asciutto e gli dona una nota salmastra ma non invadente. Il vino è di un bel giallo paglierino, dalle delicate note erbacee e fruttate; in bocca è piacevolmente fresco grazie alla naturale acidità, sapido, con ricordi minerali e dal finale gradevole e armonico. 
 
Rappresenta una sola Docg ma fa parte di numerose Doc in tutta l’Italia Centromeridionale, e sono tre le regioni che ne hanno fatto un loro campione indiscusso: Liguria, Toscana e Sardegna.
 
In Liguria è simbolo di qualità e versatilità tanto da essere vinificato sia in cuvée, con altri vitigni locali, che in purezza con risultati più che eccellenti. Viene raccolto a piena maturazione, così da dare ai vini un’aromaticità riconoscibile di pochi ma pregiati sentori. 
Insieme ai locali Albarola e Bosco fa nascere il famoso Cinqueterre Doc Sciacchetrà, un vino passito dolce molto longevo (delle ottime bottiglie sono state degustate dopo 40 e 50 anni) il cui colore va dal dorato in gioventù, al rossiccio dopo tanti anni di affinamento. Il profumo è ampio ,di miele, mele e albicocche con spunti di anice e vaniglia. Molto fine e non stucchevole, al gusto resta vellutato, caldo e suadente; alcolico e di struttura, è di lunga persistenza e risulta ottimo sia da solo o con il dessert della tradizione genovese: il pandolce.
 
Nella Doc Colli di Luni, condivisa con la confinante Toscana, lo troviamo in purezza e ci offre un perfetto esempio di armonia e fascino: colore dai riflessi dorati, profumo che propone fiori di campo e erbe aromatiche, ritrovati poi al gusto con ulteriori note di frutta ben matura e spezie. Eleganza e finezza lo rendono eccellente, in abbinamento con le zuppe di pesce liguri o con il pollame.
 
In Toscana è presente in molte importanti denominazioni tra cui la famosa Bolgheri Doc, ma è sull’isola di Napoleone e sulle sue colline affacciate sul mare che nasce l’Elba Doc
Qui, dove il vento e la salinità asciugano i grappoli e il terreno è naturalmente ferroso (l’isola d’Elba era famosa, infatti, per le miniere di ferro), si conferisce all’uva una naturale mineralità, che facilita la nascita di vini intensi, dai profumi di macchia mediterranea e floreali, in cui il gusto fruttato è mitigato dalla spiccata acidità che dà freschezza e vivacità al vino. Un ottimo compagno per piatti di pesce e insalate di polpo.
 
Si dice Sardegna e subito pensiamo al Vermentino di Gallura, unica Docg dell’isola. Siamo nel comprensorio della provincia di Olbia-Tempio Pausania, dove il clima è temperato, il suolo sabbioso, il vento costante, il sole sempre presente: un mix ideale che permette al Vermentino di crescere e svilupparsi meravigliosamente e diventare il grande vino che conosciamo, dai profumi ampi e profondi, il potente tenore alcolico e in cui sono naturalmente bilanciate mineralità e acidità.
 
Il Disciplinare Docg permette la produzione di diverse versioni di Vermentino e il vitigno riesce ad esprimersi in tutta la sua potenzialità. Fermo, frizzante, spumante, vendemmia tardiva e passito: qualunque sia la classificazione, il Vermentino si adatta e si rende unico.
Interessante la versione spumante, sia con Metodo Martinotti (seconda fermentazione in autoclavi) che mantiene la freschezza dei profumi, che con vinificazione Metodo Classico (seconda fermentazione in bottiglia). In questa seconda tipologia il riposo sui lieviti dura non meno di 9 mesi e il vino che si andrà a degustare riporterà le note olfattive e degustative fin qui descritte, ma maturate dalla lunga fermentazione. Il fruttato sarà più maturo e virerà verso il tropicale, si noterà la nota dei lieviti con leggeri ricordi di crosta di pane, saranno più evidenti le note di vaniglia e il gusto risulterà intrigante, vivace  e coinvolgente. Niente di meglio da abbinare alle famose aragoste sarde.
 
Andiamo incontro alla bella stagione, quindi un brindisi con questo meraviglioso vino è quasi d’obbligo. Cin Cin! 
 

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